Lemon sound

May 07

abbiamo già dato con Domenico Starnone e Barbiana, grazie

La gioventù di Lemonsound è stata segnata da letture generazionali, tra cui Padre Padrone. La generazione attuale invece ha i filmati di youtube trasmessi da Studio Aperto e il blog de La Profe.
Non si sa bene cosa sia peggio.

La grafica de LaProfe (una volta scritto attaccato, una staccato, un po’ a cazzi marini come il Ministero dell’Istruzione) ha subìto trasformazioni radicali nel corso del tempo: template base di splinder con evidenti difficoltà nell’uso dell’ “a href”, template personalizzato con evidenti difficoltà nell’uso dell’ “a href”, template completamente originale con evidenti difficoltà nell’uso dell’ “a href”. La genesi s’è evinta* dal logo presente nella sidebar sinistra: all’inizio solo l’avatar di profilo, poi l’immaginetta di Pucca*, infine un ritratto che a Giotto je fa ‘na pippa.

I contenuti in fondo non disturbano più di tanto: null’altro che Cronache di Narnia condite da Collina dei Conigli con una spruzzata di Don Milani radical chic scritti in etrusco moderno che Benigni in confronto sembra Raikkonen triste. I commenti sono ondivaghi: da numeri astronomici per un blog ospitato su splinder, tra i cento e i duecento, ai miseri dieci e quindici. Il range si spiega con i post stessi: se LaProfe racconta di essere on line a Radio Dee Jay i commentatori si scatenano, forse sperando di esser cliccati da un improbabile Linus che durante una notte insonne preferisce loro a youporn; se LaProfe racconta dell’ennesima cena alcoolica col vicino di casa, non se la fila nessuno eccetto lo zoccolo duro dei fans, metti mai che Linus clicca loro visto che youporn alla fin fine è sempre la solita minestra.

Quel che fa mal sperare sul destino della scuola italiana, in realtà, è che LaProfe ha scritto un libro. E poi ne ha scritto un altro. E certamente ne scriverà un ennesimo. LaProfe si veste come una coldsplay, porta gli anfibi, ha i capelli à là medusà, dice le parolacce*, litiga coi colleghi, non pulisce la casa, ha origini enologicamente nobili e va in bicicletta. Tutto ciò ruota intorno alla produzione letteraria de LaProfe. Ce lo racconta. Ce lo propina. Ce lo esemplifica.

La domanda sorge spontanea: perché.

*= siccome Lemonsound a scuola leggeva Volevo Sposare Simon LeBon non rompeteci il cazzo se abbiamo errato calligraficamente. Razza di pignoli bastardi.

May 01

L'insostenibile leggerezza del NON essere

Sottotitolo: volevo essere Arkangel. Nonostante infesti la rete con le sue inaudite cazzate da cinque anni,  Lea continua infatti a non essere assolutamente nessuno. Abbiamo forse sue notizie, in rete, apparte minacce di morte atomica se

?

No.

L’esistenza del blog si basa su due concetti mensili permeati di NIENTE: potrete passare al vaglio tutti i motori di ricerca da qui all’eternità, ma di Lea non troverete nulla, a parte Cippalippa, Brutto Stronzo, Idiota Muori, Sono Sfigata.

Cara Lea, ebbene sì, non volevamo dirtelo troppo sfacciatamente, ma sei riassumibile nel concetto di zero assoluto con i tuoi insignificanti post di mezza riga che riconducono al vuoto pneumatico. 

Apr 23

Ho in testa un’idea meravigliosa, deve aver pensato Fran, e invece di sfruttarla per una liposuzione alle ginocchia ha purtroppo aperto un blog. Anzi, uno sglaps. Che cos’è lo sglaps.  E’ il concetto base, la leva, il geniale motore su cui poggia la filosofia Fran-esca, cioè l’equazione

SGLAPS = AHAHAHAH

Ora, sglaps è una parola simpatica, può anche far sorridere.  Per quanto: cinque?, sei secondi?  Poi basta.  

Fran.  Sglaps NON fa ridere, NON è buffo, NON è la trovata del secolo. E’ una cagata di piccione in un grigio pozzo di monotonia cui dovrebbero seguire lunghi silenzi e un adeguato tedio,  consono al tono del tuo -diocristo-  BLOG.

Consiglio: èvita le foto delle tue dita cicciottelle. Evita.

apparterael

Apr 21

adieu

Per quanto la chiusura di un blog mi procuri sempre soddisfazione, niente mi infonde tanto godimento quanto la morte di Blogdiscount. D’altro canto niente mi dà più fastidio dell’idea che i tre boriosi stronzetti girino ancora per la rete sottoforma di copia cache. Un sito inutile sparisce. Il fastidio, purtroppo, permane.

Sciaimèi. Un dito nel culo da diversi anni. Già irritante su Splinder, il nostro (wannabe) critico letterario trasloca su Wordpress per darsi una pittata da popstar de noantri e non smette di propinarci libri, libri, libri. Sempre gli stessi. Dal duemilaquattro. SI’, abbiamo capito che non hai finito di leggere Ubik, adesso togli quella lista perdio.

Capitolo film. Attendiamo trepidamente che Sciaimèi compia quindici anni per leggere infine una recensione che contempli concetti più significativi di “faccina sorridente” - “faccina meno sorridente”- “faccina non sorridente”. Grazie.

Apr 20

spspspspspsp

Ovviamente, non è che noi non si abbia Tloggato per snobismo o perché le ricchitiell’ co’ bruccolett e savesicch di oggidì abbiano deficiato le capacità d’incazzamento del vostro aspro suono citrico.

In fondo a noi stan sul cazzo quelli che non producono giornalmente.

In realtà ci siamo ricordati che c’è da installare il service pack 1 per vista.

E tutto ciò ci sta più sul cazzo che farvi sapere quanto ci state sul cazzo, quindi riavviamo e che queatzolcoat ce la mandi buona.

Apr 18

reblogga tu che rebloggo pure io

Allora. Io metto una foto di una fica. Siccome è una fica figa, allora tu me lo reblogghi. E ci scrivi sotto un commento, rigorosamente in corsivo inclinato. Poi me lo reblogga tizio, che nel frattempo reblogga pure il secondo. Arriva un quarto stronzo, che reblogga il due, il tre e risponde anche al corsivo. Il quinto non può essere da meno, e oltre a rebloggare il primo, il secondo, il terzo, il quarto, siccome non ha un cazzo da fare in ufficio risponde al primo corsivo e pure al secondo. Arriva un sesto che: reblogga uno, due, tre, quattro, cinque, commento, ricommento, commenta nartra volta, fai na giravolta e ci piazza pure un ;D in extra strong.
Il settimo, siccome nostro signore la domenica si prese una giornata di ferie, arriva, vede ‘sta fica figa, si fa una sega col mouse e reblogga tutti togliendo i crediti.

Esisterà un virus che colpisce dal due al sette, sì? Chiedo, eh.

get the fuck outta here

Poi ci sono quelli che chiudono. Tu pensi “Dio ti ringrazio, un altro che finalmente che si leva dai coglioni”. Ma non! senza almeno duecento commenti di pompinari pronti a leccare il culo al loro Dio del blog O NOSTRO SIGNORE NON TE NE ANDARE, PIANGEREMO PER SEMPRE LE TUE ILLUMINANTI CAGATE.

Tranquillo senza di te staranno esattamente come prima. Così come saremmo stati meglio noi se avessi evitato i quindici paragrafi di seghe finalizzate a far conoscere al mondo i pilastri della tua cultura e(ste)tica alla Bartleby e l’alfabeto cirillico di sti grandissimi cazzi. Vuoi chiudere? Fai bene. Però vai affanculo in silenzio ziocane.

Apr 16

i GATTINI.

Parliamoci chiaro. Non ho nulla, contro i gatti. Io adoro i gatti, io in un’altra vita voglio essere il gatto delle pubblicità delle scatolette dei gatti. Voglio lasciare otto chili di pelo sui divani, pisciare sui piumoni, vomitare sui tappeti, lanciare fuori dalla cassetta la cacca e avere degli umani che a ogni casino che combino dicono estasiati: oooooooh, fuffy.

A me sta sul cazzo non chi ha i gatti, ma chi ha un blog di foto di gatti.

I blog dei GATTINI. Ecco. I GATTINI. In una gabbia di pitbull sequestrati ai combattimenti clandestini, con in bocca un prosciutto di parma, vi manderei.

GATTINI.

Apr 14

Tanto per cominciare, mi sta sul cazzo la giapu della dashboard del tumblr.

E anche la dashboard.