il TLog di quelli che ci stanno sul cazzo.
Poiché noi amiamo tantissimo le litigate via web, non ci siamo fatti mancare l’incendiaria polemica che ha riscaldato questo Agosto così umido e appiccicaticcio (per l’appunto, visto l’argomento) rintracciabile nella nuova moda web 3.5, cioè friendfeed.
La blogger rizzacazzi.
La blogger rizzacazzi in realtà è la classica sfigata che acchiappa un casino poiché ti mischia citazioni colte e classicheggianti (tra i best-of-the-week: Virginia Woolf, Virginia Volf, Wirginia Uolf).
Una musichina che conoscono in quattro, tra cui i tre componenti del gruppo che la suona; un librino fuori catalogo che puoi trovare mezzo rotto a tre euro sulle bancarelle al mare in mezzo all’Agenda 1987 di Suor Germana e il manuale di fitoterapia; una poesia ricopiata terzina a terzina per poi scoprire che su wikiquote c’è bella e pronta e con gli accenti su perchè-poichè-caffé giusti.
Nel mezzo: una modella di therry richardson che pratica la fellatio; una suora che scopre le gioie del legno; l’infermierina con le calze bianche autoreggenti che pratica il clistere ai pazienti in trazione.
La blogger rizzacazzi di per sé è innocua, povera cara: alla fin fine son più i trojan che si becca scovando le foto che i rizzamenti provocati in rete.
Innocua fino al momento in cui la contattarete via e-mail. Seguiranno l’add-on nel messenger, gli sms, le telefonate, l’mms.
Se siete riusciti a sopravvivere fin qui, bravi.
Sappiate però che poi vi aspetterà l’inevitabile: “Quando ci vediamo?”
Cari bloggers, se una mette cazzi e fighe sul suo sito c’è un perché.
E quel perché è meglio non scoprirlo mai.